Siamo nel 2025 e non nel 1925, ma all’Ordine degli Avvocati di Arezzo sembrano non essersene accorti! C’è da chiedersi come l’Ordine aretino, che è presieduto da una donna, abbia potuto concedere il patrocinio ad un evento con questo titolo. Ciò vale anche per la fondazione forense aretina, che altrettanto patrocinia un convegno di formazione che nella locandina di presentazione c’è testualmente scritto: “le prospettive future dell’avvocatura fra innovazione e cambiamento. Le nuove sfide per le avvocate.

Mi domando anche quali associazioni abbiano organizzato questo evento e chi rappresentano.

Siamo di fronte alla solita idea che la donna anche se avvocata è inadeguata e allora ecco che si organizza , per lei femmina, un corso di formazione proprio per “le avvocate” , così che possano meglio affrontare l’innovazione e il cambiamento. La scelta del titolo è sempre significativa, esprime la sintesi, l’idea a base dell’incontro. Pertanto possiamo dedurre che per gli organizzatori i loro colleghi maschi siano già pronti e naturalmente predisposti ad affrontare qualunque sfida essa sia. Infatti, il titolo è chiaro ed il convegno è rivolto soltanto a colmare le lacune delle donne avvocate.

Secondo me questo è’ il modo più semplice, immediato, “soddisfacente” per una critica, un attacco alla donna – qualsiasi donna, a qualsiasi latitudine politica, professionale e umana – e così farla sentire inadeguata. Che è sempre un gesto violento: le parole aprono gli stessi spazi dei gesti, a volte.

Dovremo riflettere bene su dove e come si deve cominciare, e ricominciare, per rifondare il linguaggio e l’etica pubblica. Che sono ancora lastricati di maschilismo, di paternalismo, di violenza antica e interiorizzata, e cadono troppo spesso lì: nella scorciatoia.

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