Un anno in meno alla fine della legislatura del consiglio comunale di Arezzo

Considerato che le prossime elezioni amministrative non dovrebbero essere condizionate dal COVID, c’è da immaginare che la giunta Tanti/Ghinelli rimarrà in carica ancora solo tre anni e mezzo (maggio 2025). Gli aretini ce la possono fare! E’ già passato un altro giorno. 

Oramai questa è la realtà di Arezzo, tutti dobbiamo tenere la stecca e ogni giorno che passa è uno in meno che rimane di questa amministrazione. Gli aretini vivono in una condizione di assoluta rassegnazione, non hanno molta fiducia in nessuno, ognuno cerca di fare il suo e tutti tirano a campare, mentre drammaticamente i più giovani pensano solo ad andarsene perché qui non c’è futuro per loro. 

Possiamo accettare tutta questa rassegnazione? La sfiducia nella classe politica locale è forte e soprattutto non si riesce a percepire le differenze tra i vari partiti. Forse si può notare qualche diversità nei diritti civili e nelle politiche sociali ma veramente poca cosa. Sia chiaro non possiamo sapere come sarebbe passato questo primo anno se avesse vinto il Dott. Ralli, che cosa avrebbe fatto lui di diverso. Certo è che, contrariamente al mandato ricevuto dagli elettori, il sig. Ralli è scomparso e ha rinunciato a rappresentare gli interessi di quei ventitremila aretini che lo anno votato, quindi, se il buongiorno si vede dal mattino forse anche con lui e con quel centro sinistra al potere non  sarebbe cambiato molto. 

Oramai è evidente che la Giunta Tanti/Ghinelli non ha un’opposizione e come potrebbe averla se proprio Ghinelli non perde occasione per dire pubblicamente che lui ha la massima stima, ha la massima fiducia in Ceccarelli, che oltretutto per lui Ceccarelli è stato il più bravo assessore regionale dell’ultimo ventennio, e tutti sappiamo chi è Ceccarelli, è una delle figure apicali del PD aretino, è uno dei dominus di quel partito ( comunque così bravo in regione che i suoi non lo hanno riconfermato) e di fronte a tali esternazioni, verso chi dovrebbe essere un avversario politico, non si può che pensare che la stima sia reciproca. Ma vogliamo ricordare le due Lucie, la Tanti  è la De Robertis ( altra figura apicale e dominus del PD aretino) che non perdono occasione per farsi vedere insieme e dichiarare di voler collaborare per il bene degli aretini etc etc. 

L’unico che ci prova a fare un po’ di opposizione è Marco Donati, ma ci sembra che faccia un po’ di fatica a spingersi dove sarebbe molto necessario si addentrasse, vedi le note vicende giudiziarie che hanno anche un forte significato etico e politico da fare conoscere bene agli aretini, le nomine la gestione delle partecipate locali e infine le partecipate Regionali vedi Estra, e via dicendo.

E’ proprio nelle partecipate pubbliche della Toscana che viene bene in evidenza come le forze politiche più importanti della nostra regione abbiano trovato il modo di convivere, di non scontrarsi e di non decidere a colpi di maggioranza, nelle assemblee dei soci, sostenendo che ciò è rispetto. Questi politici di lungo corso hanno molto chiaro che è molto più facile mettersi d’accordo, fare gli “inciuci”, creare delle zone o aree di influenza, per non mettersi reciprocamente in difficoltà; insomma, la solita logica: ” se oggi hai vinto te in un comune e io sono all’opposizione ti lascio fare così quando poi vincerò io tu farai altrettanto”.

Di questa logica non ne possiamo più perché ne paghiamo le conseguenze noi cittadini, in termini di servizi, di come vengono impiegate le poche risorse esistenti, di mancanza di idee, di progettualità, di prospettive etc. etc. Nelle democrazie l’opposizione deve incalzare continuamente la maggioranza, ma per poterlo fare deve essere libera, non devono esserci taciti accordi, inciuci, possibilità di ritorsioni, perché se c’è da salvaguardare tutti questi equilibrismi è concreto il rischio che si finisca per non voler disturbare il manovratore locale di turno e questo non fa bene al popolo ma solo ai soliti.

Per tornare a fare un’analisi dei sei anni di giunta Ghinelli, potremmo fare un elenco lunghissimo di opere pubbliche che sono state annunciate e poi non sono state realizzate, ma facciamo prima a dire cosa è stato fatto in sei anni di amministrazione Ghinelli: il prolungamento dell’anello della circonvallazione da Ca delle Sore a Ca de Cio, un chilometro di strada a due corsie, poi c’è Piazza della Stazione che pur arredata con oggetti di design respingente ci sembra sia attrattiva solo per chi vive ai margini, e la minima manutenzione ordinaria necessaria e ci mancherebbe altro. Le politiche sociali di fatto sono state delegate ad altri; per i giovani c’è solo lo sballo, si è riempita la città di locali per avere la movida in ogni luogo e ,quindi, cosa devono fare i nostri giovani la sera se non bere. Non parliamo della cultura ( vedi candidatura a capitale), della scuola che la Tanti la vuole far gestire ad enti privati. Ricordiamo come è ridimensionata l’università e l’unico dipartimento che non c’è più. Possiamo continuare e potremmo parlare del decoro urbano che non c’è, ma preferiamo fermarci altrimenti ci fa troppo male solo scrivere.

Vogliamo concludere con un auspicio e un po’ di speranza, ovvero, l’elezione di Matteo Bracciali a segretario del PD aretino, ci fa immaginare un cambiamento della politica del PD ( che ancora non si è visto ma diamogli tempo), perché forse proprio lui che ha sperimentato, sulla sua persona, cosa significa questo sistema toscano fatto di compromessi, intrecci e inciuci può cercare di cambiarlo. Ci aspettiamo da lui la voglia di riscatto e soprattutto una vera e forte opposizione alla giunta Tanti/Ghinelli. Bracciali può contrastare quel Ghinelli, che lo sconfisse nel 2015, non per una rivalsa personale ma per come è ridotta Arezzo dopo sei anni di questa amministrazione.

Il neo segretario del PD aretino, dovrebbe da subito provare a convincere la classe apicale del suo partito, che oramai ha fatto il suo corso ed è sicuramente parte del sistema sopra descritto, a farsi da parte perché Arezzo merita una politica diversa da grande città e non da paesino. E’ il momento per questi dirigenti di andare a riposo perché hanno fallito, perché aver consegnato Arezzo a questa destra non può che essere una loro responsabilità e se la devono assumere. Bracciali non può fare passare altro tempo con questa inerzia dell’opposizione in consiglio comunale, non è più accettabile che il partito che ancora viene votato da circa un quarto degli aretini, che dovrebbe cercare di rappresentarli, non faccia nulla di concreto contro questa amministrazione.

Alle prossime elezioni mancano solo tre anni e mezzo e un progetto politico per essere credibile e vincente doveva già esistere e comunque dovrebbe iniziare da subito a manifestarsi pubblicamente. Sicuramente non corriamo più il rischio di avere di nuovo Ghinelli come sindaco ( perché dopo due mandati glielo impedisce la legge), ma la convinzione e l’ambizione, legittima, di qualche suo collaboratore di voler provare a candidarsi a prossimo sindaco c’è e ci sarà e se non cambia qualcosa potremmo veramente vederlo primo cittadino.