Il premier Draghi, questa mattina all’assemblea di Confindustria, ha ricevuto un’accoglienza con un endorsement totale e incondizionato mai riservato ai suoi predecessori e sicuramente non agli ultimi Presidenti del Consiglio.

Gli industriali e il loro corpo intermedio si augurano che il premier Mario Draghi “continui a lungo nella sua attuale esperienza” . Per bocca del suo Presidente Bonomi hanno anche avvertito con molta forza la politica: prosegua “senza che i partiti attentino alla coesione del Governo pensando alle prossime amministrative con veti e manovre in vista della scelta da fare per il Quirinale”.

Un banchiere per premier non può che piacere agli industriali, ma anche ai poteri finanziari, e l’accoglienza di questa mattina ne è la prova. Ma è anche la riconoscenza per i pochi provvedimenti di natura economica, fin qui presi da Draghi, che sono tutti richiesti dagli industriali e nel loro interesse, a titolo esemplificativo e non esaustivo: sblocco dei licenziamenti, eliminazione del decreto dignità del lavoro, mentre ancora nulla è stato fatto per impedire i licenziamenti selvaggi o le delocalizzazioni, etc. etc.

Infine Draghi ha chiesto all’assemblea di “appoggiare con convinzione” ( ci mancherebbe altro) il suo prossimo provvedimento che “darà impulso alla concorrenza” perché il rafforzamento dell’economia passa attraverso l’apertura dei mercati ( dice il Messia) e non la difesa delle rendite. Tradotto : si deve andare verso la liberalizzazione dei servizi, quindi, abolizione ordini professionali e relative esclusive previste per gli iscritti, eliminazione tariffe professionali, etc. etc. insomma rendere sempre più precario e sottopagato il lavoro sia che sia subordinato, o che sia autonomo.

Insomma, in un sistema economico inefficiente, con scarsa produttività e senza inflazione l’unico modo per andare avanti è continuare a scaricare sul lavoro tutte le altre inefficienze del sistema industriale e finanziario. Tanto oramai molti industriali hanno la sede legale in Olanda o in altro paradiso fiscale, operano nei mercati globali e, quindi, possono fare quello che vogliono e Draghi sa bene come si fa ad accontentarli.

Vogliamo concludere con una provocazione chissà come avrebbero accolto Draghi, se ad esempio, avesse proposto una patrimoniale sui patrimoni superiori ai dieci milioni di euro con una aliquota del 2/3%. Non lo sapremo mai anche perché il messia Draghi ha detto che in questo periodo i soldi non si chiedono ma si danno. Vediamo a chi andranno quelli del PNNR e comunque e certo fin da ora chi li pagherà: tutti gli italiani!